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Visualizzazione dei post da luglio, 2026
  L'illusione del limite: la freccia che attraversa la paura Esiste un momento preciso, sulla linea di tiro, in cui il bersaglio smette di essere solo un cerchio colorato a distanza e diventa uno specchio. In quel momento non stai sfidando gli altri arcieri, la gravità o il vento. Stai sfidando la proiezione che gli altri hanno fatto di te, e soprattutto la versione di te stesso che ha creduto a quelle parole. Michael Jordan una volta ha detto che i limiti, esattamente come le paure, spesso sono solo un’illusione. Se ci riflettiamo, nell'arcieria questo concetto si fa carne e tendine. Quante volte ci è stato detto, o ci siamo detti, di non essere abbastanza? Di essere troppo deboli, troppo acciaccati da una vita che logora il corpo, o semplicemente non conformi all'estetica stereotipata dell'atleta perfetto. C'è sempre qualcuno, sulla linea di tiro della vita, pronto a sottovalutarti basandosi su una lettura superficiale. Ma il giudizio altrui è solo il rumore di fo...
Abbandoni precoci. Esiste un punto di svolta? - Per trovare il punto di svolta, il momento esatto in cui un arciere smette di praticare uno sport e inizia a vivere una passione, bisogna probabilmente abbandonare la logica lineare delle sequenze tecniche e addentrarsi nel territorio dell'esperienza puramente soggettiva. Se analizziamo il percorso dall'esterno, è naturale cercare risposte nei grandi eventi ordinatori: il primo centro perfetto, la prima competizione, il superamento del target panic. La mente cerca nodi visibili per giustificare un cambiamento profondo. Eppure, la tecnica e i risultati sono solo conseguenze, strutture esterne che sorreggono una motivazione che deve nascere altrove. Il talento innato o la fluidità biomeccanica iniziale ingannano l'osservatore, facendogli credere che la facilità d'esecuzione sia sinonimo di legame emotivo. Spesso accade il contrario: chi impara senza sforzo non sperimenta il valore del superamento della resistenza, renden...
  Il rilascio nell’arco tradizionale La sensazione o l'evidenza visiva della mano che si stacca dal viso nel tiro tradizionale è una conseguenza diretta ma non esclusiva dell'altezza dell'ancoraggio, e come concause una combinazione di dinamiche biomeccaniche, gestione delle tensioni muscolari e geometria della trazione che differiscono profondamente tra la disciplina “arco ricurvo olimpico” e “arco tradizionale”. Per capire cosa accade, dobbiamo analizzare la struttura stessa dell'ancoraggio alto, tipico del tiro con ricurvo tradizionale e Longbow, spesso effettuato con il dito indice o medio vicino all’angolo della bocca sotto lo zigomo o sullo zigomo. Quando l'ancoraggio è così alto, la linea di trazione dell'avambraccio e l'allineamento del gomito della corda si trovano su un piano molto più vicino alla linea dell'occhio. Biomeccanicamente, mantenere una contrazione dorsale pura e lineare lungo l'asse sagittale è più complesso rispetto a quan...
  Guantino o patella? L'introduzione del guantino in sostituzione della patelletta e la variazione della presa sulla corda (mediterranea o "tre dita sotto") modificano radicalmente la superficie di contatto, la percezione della pressione e la cinematica del rilascio, influenzando direttamente quel fenomeno di allontanamento della mano dal viso. Il guantino tradizionale introduce una variabile di instabilità intrinseca rispetto alla tab. Essendo calzato sulle singole dita, la pelle o il cuoio che copre i polpastrelli tende a muoversi e a torcersi insieme alla pelle della mano durante la trazione. Questo movimento crea un attrito laterale sulla corda che non è presente con una tab più rigida. La patella offre una superficie piana e uniforme che fa da schermo tra le dita e il viso, permettendo alla mano di scivolare indietro lungo la mascella o lo zigomo con un attrito costante. Il guantino, al contrario, espone la tridimensionalità delle dita, aumentando la superficie d...
  Il modello direttivo è in crisi? Il tiro con l’arco viene percepito nell’immaginario comune come l’applicazione rigorosa e quasi ipnotica di protocolli biomeccanici immutabili. La geometria dei piedi sulla linea di tiro, la stabilità millimetrica dell’ancoraggio al viso, la fluidità del rilascio: tutto sembra convergere verso l’ideale di una macchina biologica programmata per ripetere all'infinito lo stesso identico gesto. In questa visione tradizionale, che affonda le sue radici nel comportamentismo più rigido, la figura dell’allenatore si configura come quella di un correttore di bozze umano. Il suo compito principale consiste nell’osservare l’atleta dall’esterno, individuare la deviazione macroscopica o microscopica rispetto a uno standard ideale universale e imporre una correzione verbale o posturale. Questo approccio presuppone l’esistenza di un "gesto perfetto" astratto, una sorta di calco platonico a cui l’arciere deve conformarsi attraverso la ripetizione ciec...
  Il senso della critica Ha senso criticare i miei pensieri? Provate a immaginare la scena. Siete seduti nel salotto di casa vostra, con le finestre spalancate che danno sulla via principale del paese. State chiacchierando ad alta voce con un amico, esprimendo un’opinione forse un po' bizzarra, o magari state semplicemente mostrando un nuovo quadro che avete appeso alla parete. All'improvviso, un passante si arrampica sul davanzale, mette la testa dentro la stanza e inizia a urlarvi contro che il quadro è orrendo, che la vostra opinione è tecnicamente fallace e che dovreste vergognarvi di pensare certe cose. Nello spazio fisico, un comportamento del genere verrebbe immediatamente etichettato come una bizzarria sociopatica o, quantomeno, come una grave violazione della privacy e della buona educazione. Nello spazio digitale dei social network, invece, questa è la normalità quotidiana. L’equivoco fondamentale che avvelena la comunicazione online nasce proprio da un errore...
  Le gare degli Arcieri del Dahu Le gare 3D che spingono l’arciere ai limiti del regolamento e della percezione visiva non sono semplici competizioni, ma veri e propri laboratori di evoluzione tecnica e mentale. L’evento organizzato ieri dagli Arcieri del Dahu ne è stato la prova evidente, proponendo un percorso caratterizzato da pendenze estreme, passaggi di luce ingannevoli e sagome posizionate sul filo della distanza massima, se non talvolta oltre le stime convenzionali. Questo livello di severità tracciativa incarna la vera essenza del tiro 3D, trasformando ogni singolo picchetto in un problema complesso da decodificare. La bellezza latente di una gara così complessa risiede proprio nell’assenza di punti di riferimento standard. Quando il terreno digrada bruscamente e l’ombra del bosco taglia la visuale ingannando l'occhio sulla reale dimensione del bersaglio, l’affidamento ai soli automatismi visivi crolla. È in questo preciso momento che l'azione si sposta dal piano p...
  La didattica nel tiro con l’arco Considero la didattica del tiro con l’arco non come la trasmissione di un dogma geometrico, ma come un percorso di destrutturazione degli istinti primordiali dell'allievo. Quando mi trovo sulla linea di tiro con un arciere, la mia attenzione non è rivolta alla freccia che vola, ma al flusso invisibile di tensioni che attraversa il suo corpo. Gli errori primari che mi trovo a correggere non sono quasi mai mancanze di mira, bensì profonde deviazioni biomeccaniche e concettuali che spezzano la fluidità del gesto. Il primo e più diffuso ostacolo che riscontro è l'illusione del controllo muscolare fine. L'allievo alle prime armi, guidato dal desiderio di governare la potenza dell'arco, tende istintivamente a usare i bicipiti e i deltoidi per trazionare. Spiego sempre che le braccia sono semplicemente dei tiranti passivi, dei cavi d'acciaio. Il vero motore del tiro risiede nella schiena, nel reclutamento profondo dei muscoli romboidi...
  Campionati regionali 3D 2026 La percezione di un tracciato pianeggiante e di distanze regolamentari nasconde spesso l'insidia più complessa per un arciere: il rilassamento della tensione cognitiva. Quando il contesto geografico, come la tenuta Bornago a Cameri, non presenta pendenze montane, la mente tende ad archiviare la sessione come una formalità tecnica. Tuttavia, l'essenza del tiro con l'arco 3D risiede nella capacità di decodificare l'invisibile, trasformando una pianura ospitale in un labirinto di micro-ostacoli capaci di logorare la stabilità psicofisica attraverso impercettibili variazioni ambientali durante un Campionato Regionale. Il primo elemento di disturbo in questa cornice non è legato alla biomeccanica, ma all'aggressione biologica e climatica. Un'infestazione implacabile di moscerini e zanzare, combinata con un'afa asfissiante che supera i quaranta gradi già a metà mattina, sposta costantemente il focus dall'esecuzione del tiro a...
  Il Bosco, Le Ombre e la Caccia al Biglietto per il South Dakota     Il passaggio da una disciplina consolidata a una nuova sfida è un viaggio che azzera le certezze, costringendo l’anima a ritrovare il proprio centro elementare. Per chi ha speso una vita intera a cercare la perfezione geometrica con l'arco nudo, dominando i campi di gara e raccogliendo successi che fanno ormai parte del passato cartaceo e memoriale, la decisione di rimettersi in gioco con l’arco ricurvo tradizionale non è un semplice cambio di categoria. È un atto di rifondazione. L’arco tradizionale impone una nudità strutturale ancora più marcata, priva di pesi aggiuntivi, dove il bilanciamento e la stabilità dinamica gravano interamente sulla mano dell’arciere, sulla sua propriocezione e sulla capacità di dialogare con il legno e la corda senza filtri mediatori. Le due gare di selezione per il Campionato del Mondo 3D, previsto per la fine di agosto 2026 nelle terre selvagge del Dakota del Sud, ...
  Una freccia alla volta: come ho sconfitto il mostro invisibile dell'arcieria . Non è facile per un arciere esperto parlare apertamente del target panic. Per anni, anch’io ho pensato che fosse qualcosa che riguardava “gli altri”. Poi, un giorno, mi ci sono trovato dentro. Quello che leggerete non è una teoria, né un caso di studio. È un’esperienza personale, autentica. Se vi riconoscerete in queste righe, spererò possano darvi forza. E la certezza che dal target panic si può uscire. Ci sono momenti, nella carriera di un arciere, che segnano un prima e un dopo. Per anni ho tirato in nazionale, vinto medaglie, salito su podi importanti. Credevo di conoscere tutto di questo sport. Credevo che il tiro con l’arco fosse solo questione di tecnica, preparazione e testa. Poi arrivò il giorno in cui tutto crollò. Non per un errore di mira. Non per un problema fisico. Ma per qualcosa che allora non sapevo nemmeno come chiamare: target panic. Questo racconto è la mia storia. Non per riv...
  Arco Tradizionale. Presa mediterranea o “tre dita sotto”?   Il confine sulla corda: dove la geometria sfida il mito. C’è un momento preciso, nel silenzio del bosco o sulla linea di tiro, in cui l’arco cessa di essere un pezzo di legno e fibra per trasformarsi nello specchio millimetrico della mente di chi lo impugna. Quel momento non coincide con il rilascio, e nemmeno con l’arrivo della freccia sul bersaglio. Coincide con il posizionamento delle dita sulla corda. Un gesto microscopico, apparentemente banale, che tuttavia traccia una linea di demarcazione netta tra due universi psicologici, due filosofie esistenziali e due modi opposti di intendere il volo della freccia. Da una parte, l’indice sopra la cocca e due dita sotto: la presa mediterranea, il legame simmetrico con la storia. Dall'altra, le tre dita posizionate rigidamente sotto la freccia: il pragmatismo geometrico che cerca di domare l’istinto. Questa non è solo una scelta biomeccanica. È una dichiarazione d'intent...