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La gara più bella del mondo: Redding, California.  C’è un momento, all’alba del primo giorno, in cui il silenzio dei boschi californiani viene rotto da un suono inconfondibile: twang . È la prima corda che vibra al Western Classic Trail Shoot di Redding, la gara 3D più famosa d’America, e forse del mondo. In quell’istante, davanti a un bersaglio di schiuma grande come un alce e a una folla di arcieri in fila, si capisce che qui non si è venuti solo a tirare. Si è venuti per vivere il 3D nella sua forma più pura: tecnica, fatica, vento, e quella magia che solo Redding riesce a evocare. Il Western Classic è una maratona di 70 bersagli, distanze fino a 101 yard, tre giorni di gara, colline e canyon, vento e luce mutevole. Ogni bersaglio è un mondo a sé: un coyote in ombra, un cervo in pieno sole, un tacchino appollaiato tra i cespugli, un orso piazzato su un pendio ingannevole. È una sfida di precisione e resistenza mentale. Non basta saper tirare bene: bisogna restare lucidi dopo 200...
  Mental Coach. Normative e competenze.   In Italia la figura del mental coach naviga spesso in una zona di confine tra due mondi normativi paralleli: l'ordinamento statale e l'ordinamento sportivo. Ragionando su questo doppio binario, emerge con chiarezza sia la natura della certificazione rilasciata da un Ente di Promozione Sportiva (EPS) come lo CSEN, sia il reale perimetro abilitativo di fronte alla legge. Per inquadrare la questione dal punto di vista legale, occorre partire da un dato di fatto imprescindibile: il mental coaching non è una professione ordinistica. A differenza di medici, avvocati o psicologi, non esiste un Albo di Stato a cui iscriversi tramite un esame di abilitazione. La professione rientra a tutti gli effetti nell'ambito della Legge 4 del 2013, che disciplina le professioni non organizzate in ordini o collegi. Questo significa che chiunque, in linea del tutto teorica, potrebbe definirsi "coach" o esercitare la professione nel rispett...
  L'Eredità dell'Arco Nudo nel Ricurvo Tradizionale Il passaggio all'arco ricurvo tradizionale rappresenta, per chi proviene da decenni di pratica agonistica e studio biomeccanico dell'arco nudo, molto più di un semplice cambio di categoria o di attrezzatura. È una profonda esplorazione delle proprie certezze tecniche, una sfida che obbliga l'atleta a rimettere in discussione automatismi consolidati nel tempo. Negli ultimi otto mesi, affrontando questa transizione, ho dovuto scontrarmi in primo luogo con il divieto regolamentare di utilizzare lo string walking. Abbandonare quella sicurezza geometrica e replicabile in favore del gap shooting è un salto nel buio che richiede una totale riprogrammazione visiva e cognitiva. Tuttavia, in questo percorso di adattamento, è emerso un fattore inaspettato e illuminante, non legato alla mira, ma alla postura. Molti arcieri tradizionali, osservando i video delle mie sessioni di tiro, rimangono stupiti non tanto dalla mia gest...
  L'inattesa scoperta del Kàrman: quando l'azione consapevole riscrive la fisica e la pedagogia del tiro con l'arco Ci sono momenti, lungo la traiettoria di una vita interamente passata sul campo da tiro, in cui credi di aver compreso quasi tutto ciò che c'era da capire. Hai accumulato decenni di esperienza, analizzato migliaia di parabole, vivisezionato l'ancoraggio, il punto di incocco e la linea di trazione sotto il profilo puramente biomeccanico e fisico. Sei convinto che ogni variabile sia riconducibile a un'equazione vettoriale, a un carico e un rilascio ben calibrato o a una curva di trazione ottimizzata. Poi, improvvisamente, accade qualcosa che incrina le tue certezze cartesiane e ti costringe a guardare la disciplina attraverso una lente del tutto inedita. È esattamente ciò che mi è successo quando mi sono imbattuto, prima con uno scetticismo quasi viscerale e poi con una passione travolgente, nella filosofia del Kàrman applicata al tiro con l'ar...
OLTRE LA SOGLIA DEI CINQUANT’ANNI PERCHÉ LA FITARCO DEVE RIPENSARE LE CATEGORIE DI ETÀ NELL’ARCIERIA MODERNA Facciamo una riflessione Se osserviamo la linea di tiro di una gara Targa o percorriamo le piazzole di un campo di gara Field o 3D, salta all’occhio una trasformazione profonda, inarrestabile e per molti versi straordinaria. Il profilo anagrafico del nostro sport è cambiato radicalmente negli ultimi due decenni. L’asse di gravità della partecipazione agonistica si è spostato con decisione in avanti, popolando la fascia degli atleti esperti di una vitalità e di numeri che non hanno precedenti nella storia della nostra Federazione. Chi frequenta con assiduità i percorsi boschivi o le linee dei 70 e 50 metri sa bene che la presenza di arcieri sessantenni, sessantacinquenni e persino settantenni non rappresenta più una sporadica eccezione folcloristica, bensì la vera e propria spina dorsale numerica e organizzativa della FITARCO. A fronte di questa evidente rivoluzione demog...