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OLTRE LA SOGLIA DEI CINQUANT’ANNI PERCHÉ LA FITARCO DEVE RIPENSARE LE CATEGORIE DI ETÀ NELL’ARCIERIA MODERNA Facciamo una riflessione Se osserviamo la linea di tiro di una gara Targa o percorriamo le piazzole di un campo di gara Field o 3D, salta all’occhio una trasformazione profonda, inarrestabile e per molti versi straordinaria. Il profilo anagrafico del nostro sport è cambiato radicalmente negli ultimi due decenni. L’asse di gravità della partecipazione agonistica si è spostato con decisione in avanti, popolando la fascia degli atleti esperti di una vitalità e di numeri che non hanno precedenti nella storia della nostra Federazione. Chi frequenta con assiduità i percorsi boschivi o le linee dei 70 e 50 metri sa bene che la presenza di arcieri sessantenni, sessantacinquenni e persino settantenni non rappresenta più una sporadica eccezione folcloristica, bensì la vera e propria spina dorsale numerica e organizzativa della FITARCO. A fronte di questa evidente rivoluzione demog...
  Pochi arcieri tra 20 e 40 anni. Perché?  Questa è una delle riflessioni più urgenti e complesse che il mondo del tiro con l'arco debba affrontare, e la mancanza di una risposta univoca dimostra quanto il problema sia radicato in una combinazione di fattori sociali, biologici e strutturali. Guardando la situazione al di fuori degli schemi puramente nostalgici del "si stava meglio prima", emerge una realtà in cui la fascia d'età tra i 20 e i 40 anni rappresenta il momento di massima transizione e frammentazione nella vita di un individuo, un periodo in cui le priorità vengono rinegoziate giorno dopo giorno. Una delle cause primarie risiede nel drastico cambio di ritmo che avviene con l'ingresso nel mondo del lavoro o con la fine del percorso universitario. A differenza degli sport di squadra, dove l'appuntamento settimanale ha una forte valenza di scarico sociale immediato e orari rigidi ma definiti, il tiro con l'arco agonistico richiede una quantità di ...
  Una storia difficile. Non è facile per un arciere esperto parlare apertamente del target panic. Per anni, anch’io ho pensato che fosse qualcosa che riguardava “gli altri”. Poi, un giorno, mi ci sono trovato dentro. Quello che leggerete non è una teoria, né un caso di studio. È un’esperienza personale, autentica. Se vi riconoscerete in queste righe, spererò possano darvi forza. E la certezza che dal target panic si può uscire. Ci sono momenti, nella carriera di un arciere, che segnano un prima e un dopo. Per anni ho tirato in nazionale, vinto medaglie, salito su podi importanti. Credevo di conoscere tutto di questo sport. Credevo che il tiro con l’arco fosse solo questione di tecnica, preparazione e testa. Poi arrivò il giorno in cui tutto crollò. Non per un errore di mira. Non per un problema fisico. Ma per qualcosa che allora non sapevo nemmeno come chiamare: target panic. Questo racconto è la mia storia. Non per rivangare vecchie ferite, ma per condividere. Perché...
  Il Maestro della Porta Accanto, intervista postuma a Toni Aita di Ferruccio Berti Ci sono incontri che non si limitano a cambiare una carriera sportiva, ma che ridisegnano da cima a fondo il modo in cui guardiamo al mondo, alla didattica e alle relazioni umane. Per me, Antonio Aita, per gli amici Toni, non è stato semplicemente il Tecnico Emerito della FITARCO, il direttore tecnico osannato dei successi internazionali dello Ski Archery o l’allenatore stimato dalle nazionali di mezzo mondo. Toni è stato, prima di tutto, il Maestro della porta accanto. Essere quasi vicini di casa ha significato avere il privilegio raro di poter dilatare il tempo del confronto ben oltre i confini di un campo di tiro o le ore canoniche di un corso di formazione. Significava poter bussare alla sua porta per discutere di una linea di trazione, della geometria di un flettente o della complessa psicologia di un atleta, e ritrovarsi a parlare di vita, di empatia e di costruttivismo pedagogico fino a s...