Guantino o patella?
L'introduzione del guantino in sostituzione della patelletta
e la variazione della presa sulla corda (mediterranea o "tre dita
sotto") modificano radicalmente la superficie di contatto, la percezione
della pressione e la cinematica del rilascio, influenzando direttamente quel
fenomeno di allontanamento della mano dal viso.
Il guantino tradizionale introduce una variabile di
instabilità intrinseca rispetto alla tab. Essendo calzato sulle singole dita,
la pelle o il cuoio che copre i polpastrelli tende a muoversi e a torcersi
insieme alla pelle della mano durante la trazione. Questo movimento crea un
attrito laterale sulla corda che non è presente con una tab più rigida. La
patella offre una superficie piana e uniforme che fa da schermo tra le dita e
il viso, permettendo alla mano di scivolare indietro lungo la mascella o lo zigomo
con un attrito costante. Il guantino, al contrario, espone la tridimensionalità
delle dita, aumentando la superficie d'attrito contro la guancia (perlomeno i
prodotti commerciali, ci sono guantini artigianali che attenuano ed in alcuni
casi eliminano il problema), infatti, al momento del rilascio, questo maggiore
attrito con la pelle del viso può generare un micro-impuntamento; la reazione
fisica della mano è quella di superare l'ostacolo staccandosi lateralmente per
vie naturali, accentuando l'effetto di allontanamento. Inoltre, la protezione
individuale delle dita nel guantino rende più difficile mantenere le dita
perfettamente unite e rilassate, favorendo l'insorgere di tensioni parassite
nella mano che compromettono la linearità del follow-through.
Il tipo di presa, se alla mediterranea o con "tre dita
sotto", sposta completamente il baricentro delle forze applicate alla
corda e l'angolo di inclinazione della mano rispetto al piano del viso.
Biomeccanicamente, la presa mediterranea associata a un
ancoraggio alto tende a costringere il polso a una leggera inclinazione per
adattarsi alla forma dello zigomo o dell'angolo della bocca. Questa
inclinazione altera la linearità dell'avambraccio, spingendo il gomito
leggermente verso l'esterno. Quando si rilascia, la forza accumulata non si
scarica solo all'indietro, ma ha una componente laterale che proietta la mano
lontano dal viso.
Il passaggio alle tre dita sotto la cocca, tipico dell'arco
nudo e di molto tiro tradizionale moderno, cambia la geometria dell'ancoraggio.
Con "tre dita sotto", l'intera mano si sposta più in basso rispetto
alla linea visiva della freccia, permettendo di portare l'indice o il medio a
contatto diretto con punti ossei molto alti, come lo zigomo o l'arcata
zigomatica. Questa presa permette di mantenere il dorso della mano più piatto e
verticale, riducendo le torsioni del polso. Tuttavia, poiché tutta la trazione
è concentrata sotto la freccia e se il carico sulle dita è asimmetrico l'indice
sopporta una pressione notevole e tende a contrarsi per non perdere la presa.
Se l'arciere non è in grado di rilassare completamente le dita lasciando che la
corda le apra passivamente, la forza elastica della corda che scatta in avanti
respingerà le dita contratte verso l'esterno. Nel "tre dita sotto",
se l'ancoraggio è molto alto e profondo contro il viso, la massa complessiva
delle dita e della mano crea un ingombro volumetrico maggiore rispetto alla
presa mediterranea, rendendo l'allontanamento laterale quasi una necessità
fisica per svincolarsi dal profilo del volto durante la fase dinamica del
rilascio.
Determinare quale presa sia preferibile con un ancoraggio
alto richiede di abbandonare l'idea di una scelta migliore in assoluto e di
analizzare come ciascuna configurazione risponda a due esigenze diverse:
l'efficienza geometrica del sistema di mira e la pulizia biomeccanica del
rilascio.
La presa con tre dita sotto la cocca offre un vantaggio
insuperabile dal punto di vista balistico e della mira. Spostando l'intera mano
sotto la freccia, la cocca viene portata molto più vicina all'occhio
dell'arciere. Questo riduce drasticamente il gap verticale, ovvero la distanza
visiva tra la punta della freccia e il bersaglio, rendendo la mira intuitiva o
la stima delle distanze molto più precisa, soprattutto alle corte e medie
distanze tipiche del tiro tradizionale e del 3D. Dal punto di vista
biomeccanico, le tre dita sotto permettono di mantenere il dorso della mano
piatto e allineato con l'avambraccio, riducendo le torsioni rotazionali del
polso. Il problema principale di questa presa risiede nell'asimmetria del
carico: il dito indice si trova a sopportare una pressione enorme appena sotto
la cocca. Se la muscolatura della mano non è eccezionalmente decontratta,
questa pressione genera una tensione parassita che, al momento del rilascio,
trasforma le dita in una molla attiva che scatta verso l'esterno, accentuando
il distacco dal viso. Inoltre, l'ingombro della mano ammassata sotto lo zigomo
crea un ostacolo volumetrico notevole che ostacola un follow-through lineare.
La presa mediterranea, posizionando il dito indice sopra la
freccia e medio e anulare sotto, distribuisce il carico di trazione in modo più
equilibrato rispetto all'asse della freccia. Questo bilanciamento naturale
rende il rilascio intrinsecamente più fluido e meno soggetto a tensioni
parassite localizzate in un unico punto della mano, favorendo un'apertura delle
dita più passiva e un movimento che accarezza il viso con meno deviazioni
laterali. Tuttavia, la presenza dell'indice sopra la cocca costringe la freccia
a rimanere più bassa rispetto all'occhio del tiratore. Con un ancoraggio alto,
questo significa che l'arciere deve fare i conti con un angolo visivo che
allontana la freccia dalla linea di mira ideale, aumentando il gap e rendendo
la quantificazione della parabola più complessa. Per trovare il contatto con lo
zigomo o la bocca, la presa mediterranea obbliga spesso l'arciere a flettere o
inclinare il polso in modo innaturale, introducendo angolazioni nel gomito che
deviano la linea di trazione dorsale e causano, per altra via, lo stacco della
mano al rilascio.
In conclusione quindi, la scelta si riduce quindi a un
compromesso metodologico. Se l'obiettivo primario è la precisione geometrica
della mira e la costanza del punto di impatto attraverso una linea visiva
pulita, le tre dita sotto sono la soluzione più efficace, a patto di lavorare
duramente sul rilassamento totale delle dita per contrastare lo stacco laterale
della mano. Se invece si privilegia la fluidità pura del gesto, la simmetria
del carico sulla corda e un rilascio biomeccanicamente meno tormentato, la
presa mediterranea rimane superiore, accettando però lo svantaggio di una linea
di mira più distante dall'asse visivo dell'occhio.
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