OLTRE LA SOGLIA DEI
CINQUANT’ANNI
PERCHÉ LA FITARCO DEVE
RIPENSARE LE CATEGORIE DI ETÀ NELL’ARCIERIA MODERNA
Facciamo una riflessione
Se osserviamo la linea di tiro di
una gara Targa o percorriamo le piazzole di un campo di gara Field o 3D, salta
all’occhio una trasformazione profonda, inarrestabile e per molti versi
straordinaria. Il profilo anagrafico del nostro sport è cambiato radicalmente
negli ultimi due decenni. L’asse di gravità della partecipazione agonistica si
è spostato con decisione in avanti, popolando la fascia degli atleti esperti di
una vitalità e di numeri che non hanno precedenti nella storia della nostra
Federazione. Chi frequenta con assiduità i percorsi boschivi o le linee dei 70
e 50 metri sa bene che la presenza di arcieri sessantenni, sessantacinquenni e
persino settantenni non rappresenta più una sporadica eccezione folcloristica,
bensì la vera e propria spina dorsale numerica e organizzativa della FITARCO.
A fronte di questa evidente
rivoluzione demografica, la struttura dei regolamenti federali dedicati alle
classi di età appare tuttavia ancorata a una visione del secolo scorso. Se nel
settore giovanile assistiamo a una frammentazione meticolosa — con ben quattro
classi distanziate da finestre anagrafiche ridotte a tre o quattro anni per
accompagnare la crescita biologica dell'atleta —, superata la soglia dei
cinquant’anni il tempo agonistico sembra improvvisamente fermarsi. Dai 20 ai 49
anni la categoria Senior racchiude tre decenni di attività; dai 50 anni in poi,
un unico identico contenitore denominato "Master" accoglie chiunque
fino al termine della carriera agonistica.
Questa impostazione genera
un’evidente aporia biologica, tecnica e agonistica che merita una riflessione
aperta, seria e orientata al futuro della nostra disciplina.
Mettiamo a confronto due ipotetici
atleti iscritti nella medesima classe Master: un arciere di 50 anni appena
compiuti e un compagno di linea di 70 anni o più.
Il cinquantenne moderno è un
atleta nel pieno della propria maturità prestazionale. Possiede una struttura
muscolare ancora integre, tempi di recupero paragonabili a quelli di un Senior,
capacità d'accumulo di carico di lavoro settimanale elevate e una potenza di
trazione inalterata. Il sessantacinquenne, pur mantenendo intatta la propria
perizia tecnica e una passione smisurata, deve fare i conti con l'inevitabile
fisiologia del tempo: una naturale riduzione della massa e della forza
muscolare, tempi di recupero fisiologico nettamente più lunghi, una ridotta
tolleranza allo sforzo prolungato e una diversa elasticità articolare.
In uno sport di precisione pura si
tende talvolta a sottovalutare la componente atletica, ma la biomeccanica del
tiro con l'arco non perdona. La costante sollecitazione della spalla, della
colonna vertebrale e della catena cinetica posteriore impone un prezzo fisico
reale. Quando la competizione si sposta sul piano dell'azzeramento dei margini
d'errore, costringere un atleta di quasi settant'anni a competere a pari
condizioni con un cinquantenne significa creare uno squilibrio strutturale
latente ma schiacciante.
La situazione diventa drammatica
se analizziamo le discipline di campagna come il Field e il 3D. In questi
contesti, la componente fisica non è legata soltanto al gesto del tiro, ma
all'impegno complessivo richiesto dalla gara. Camminare per ore su terreni
sconnessi, affrontare pendenze accentuate, tirare in posizioni precarie
adattando l'allungo a visibilità ridotte e sbalzi termici richiede una
resistenza generale che la fisiologia dei settantenni affronta con strategie
differenti rispetto a un cinquantenne.
Il risultato di questa
sperequazione è sotto gli occhi di tutti: molti arcieri di lungo corso,
arrivati alla soglia dei 70 anni, iniziano a provare un senso di frustrazione.
Non perché la passione sia diminuita o la tecnica si sia arrugginita, ma perché
consapevoli che la classifica finale non rispecchia più il valore del loro
impegno professionale e sportivo, bensì il gap biologico insuperabile con
avversari di vent'anni più giovani. Molti decidono così di abbandonare
l'agonismo o di sfilarsi dai circuiti ufficiali, privando la Federazione di un
patrimonio umano e tecnico inestimabile.
Per perorare l’introduzione di una
nuova categoria di età — che possiamo ipotizzare definita come "Master
Gold", "Super Master" o più semplicemente "Over 65" —
occorre superare le generiche lamentele e costruire una proposta politica e
tecnica solida, articolata su tre pilastri programmatici.
+----------------------------------------------------------------------------------------------+
| STRATEGIA DI RIFORMA
CATEGORIE FITARCO |
+----------------------------------------------------------------------------------------------+
|
|
| 1. ANALISI DEI DATI REALI E
RITENZIONE DEI TESSERATI |
| Dimostrare numericamente il drop-out agonistico dopo i 65 anni |
| e stimare il rientro degli atleti
attraverso una classe dedicata. |
|
|
| 2. SPERIMENTAZIONE MIRATA NEI
CIRCUITI FIELD E 3D |
| Introdurre la classe Over 65 partendo
dalle discipline di campagna |
| dove il dislivello e il carico fisico
pesano maggiormente. |
|
|
| 3. ADEGUAMENTO AGLI STANDARD
INTERNAZIONALI E CONI |
| Allineare la FITARCO al modello delle
federazioni che valorizzano |
| la longevità agonistica e l'invecchiamento
attivo. |
|
|
+----------------------------------------------------------------------------------------------+
Il primo pilastro ruota attorno
all'analisi dei dati di tesseramento degli atleti. Il Consiglio Federale
risponde legittimamente a logiche di sostenibilità organizzativa e di
partecipazione numerica. Effettuando un census rigoroso della piramide anagrafica
FITARCO, emerge con chiarezza come la fascia Over 60 rappresenti la percentuale
più consistente dell'intera popolazione arcieristica adulta. Dimostrare con i
numeri che l'introduzione di una classe Over 65 ridurrebbe drasticamente il
tasso di abbandono (il cosiddetto drop-out agonistico) e incentiverebbe il
rientro sui campi di centinaia di arcieri costituisce l'argomento economico e
strategico più convincente. Non si tratta di creare una "categoria
rifugio", ma di proteggere il capitale sociale della Federazione.
Il secondo pilastro riguarda la
flessibilità dell'applicazione tecnica. Una delle obiezioni più frequenti di
fronte alla richiesta di nuove categorie riguarda la gestione logistica delle
gare, con il rischio di appesantire i turni di tiro o complicare le
premiazioni. La risposta risiede nella gradualità. La FITARCO potrebbe avviare
una fase pilota limitata al circuito 3D e Campagna, dove la necessità è più
stringente e le dinamiche organizzative consentono una maggiore elasticità.
Adattare i bersagli, le distanze di tiro o semplicemente le graduatorie di
classe per gli Over 65 nelle discipline outdoor permetterebbe di testare la
bontà della riforma a costo zero per le società organizzatrici, dimostrandone
l'efficacia prima di un'eventuale estensione alle gare Targa e Indoor.
Il terzo pilastro punta
sull'allineamento istituzionale e sociale con il panorama sportivo moderno.
Moltissime federazioni sportive orientate alle discipline d'impegno individuale
— dal ciclismo all'atletica leggera, dal tiro a volo al nuoto — hanno già recepito
l'allungamento della vita media sdoppiando o triplicando le fasce veterani in
scaglioni quinquennali o decennali. La stessa promozione dell'invecchiamento
attivo e della pratica motoria nella terza età costituisce uno dei punti
cardine delle linee guida del CONI e delle politiche sportive europee.
Presentare questa riforma non come una concessione, ma come un progetto
d'avanguardia culturale posizionerebbe la FITARCO come modello virtuoso
nell'inclusione sportiva e nella tutela della salute dell'atleta maturo.
Riconoscere l'esigenza di una
classe Over 65 significa prima di tutto portare rispetto alla storia personale
di migliaia di tesserati. Gli arcieri che popolano questa fascia di età sono
spesso gli stessi che garantiscono la sopravvivenza quotidiana delle ASD: sono
gli istruttori che accolgono i giovani nei corsi base, i tecnici che preparano
i campi nel fine settimana, i dirigenti che mantengono in piedi la burocrazia
societaria. Costringerli a compiere salti mortali sul piano fisico per rimanere
competitivi contro chi ha vent'anni meno di loro è un controsenso che la nostra
disciplina non può più permettersi.
La strada per trasformare questa
riflessione in una norma federale esiste ed è tracciata dallo statuto. Passa
attraverso la sensibilizzazione dei Comitati Regionali, la redazione di mozioni
articolate da sottoporre alle Assemblee Nazionali e la creazione di un
dibattito aperto all'interno degli organi tecnici della Federazione.
Il tiro con l'arco ha la
straordinaria prerogativa di essere uno sport per la vita, capace di
accompagnare l'essere umano dall'infanzia fino alla venerabile età senza mai
perdere il fascino della freccia che vola verso il paglione. È giunto il
momento che i nostri regolamenti recepiscano questa verità, restituendo a chi
ha dato tanto a questo sport la dignità di gareggiare, sognare e vincere in un
contesto competitivo finalmente equo.
Commenti
Posta un commento